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La festa dell'Esaltazione della S. Croce nella tradizione bizantina e sulla tavola Arbëreshe.

Oggi si celebra l'Esaltazione della S. Croce e sperando di non urtare nessuna sensibilità ho deciso di pubblicare uno scritto di S. Ecc. Emanuel Nin che spiega in modo chiaro ed intellegibile, ai fedeli od ai semplici curiosi, il significato religioso di questa festa nella tradizione bizantina.

Ritenendo che sia pure importante in qualche modo legare le nostre tradizioni al calendario liturgico ho voluto ricordare anche che oggi nelle tavole che rispettano le tradizioni si gusteranno gli "stranguj"che di norma vengono preparati in famiglia il giorno prima.

Buona lettura

Salvatore Vasotti



LA FESTA DELL'ESALTAZIONE DELLA S. CROCE NELLA TRADIZIONE BIZANTINA

di S. Ecc. Manuel Nin


La festa dell'Esaltazione della Croce - Universale esaltazione della Croce preziosa e vivificante è il suo titolo nei libri liturgici di tradizione bizantina - ha un'origine gerosolimitana collegata alla dedicazione della basilica della Risurrezione, edificata sulla tomba del Signore nel 335, e anche alla celebrazione del ritrovamento della reliquia della Croce da parte dell'imperatrice Elena e del vescovo Macario, rappresentati nell'icona della festa. La Croce ha un posto rilevante nella liturgia bizantina: viene commemorata tutti i mercoledì e venerdì dell'anno col canto di un tropario, la terza domenica di Quaresima, il 7 maggio e il 1° agosto, sempre presentata come luogo di vittoria di Cristo sulla morte, della vita sulla morte, luogo di morte della morte. La celebrazione del 14 settembre è preceduta da una prefesta il 13, che celebra appunto la dedicazione della basilica della Risurrezione, e si prolunga con un'ottava fino al giorno 21. I testi dell'ufficiatura mettono ripetutamente in parallelo l'albero del paradiso e quello della Croce: "Croce venerabilissima che le schiere angeliche circondano gioiose, oggi, nella tua esaltazione, per divino volere risollevi tutti coloro che, per l'inganno di quel frutto, erano stati scacciati ed erano precipitati nella morte"; "nel paradiso un tempo un albero mi ha spogliato, perché facendomene gustare il frutto, il nemico ha introdotto la morte; ma l'albero della Croce, che porta agli uomini l'abito della vita, è stato piantato sulla terra, e tutto il mondo si è riempito di ogni gioia"; "la Croce che ha portato l'Altissimo, quale grappolo pieno di vita, si mostra oggi elevata da terra: per essa siamo stati tutti attratti a Dio, e la morte è stata del tutto inghiottita. O albero immacolato, per il quale gustiamo il cibo immortale dell'Eden, dando gloria a Cristo!".



Esaltazione Santa Croce
Santa Croce con Basilico - foto Papas Jani Stassi

Uno dei tropari dell'ufficiatura vespertina, con delle immagini toccanti e profonde, riassume tutto il mistero della salvezza: "Venite, genti tutte, adoriamo il legno benedetto per il quale si è realizzata l'eterna giustizia: poiché colui che con l'albero ha ingannato il progenitore Adamo, viene adescato dalla Croce, e cade travolto in una funesta caduta. Col sangue di Dio viene lavato il veleno del serpente, ed è annullata la maledizione della giusta condanna per l'ingiusta condanna inflitta al giusto: poiché con un albero bisognava risanare l'albero, e con la passione dell'impassibile distruggere nell'albero le passioni del condannato". In un altro tropario, l'incarnazione di Cristo, Dio nella carne, è presentata come l'esca che nella Croce attira e vince il nemico: "Per te è caduto colui che con un albero aveva ingannato, è stato adescato da Dio che nella carne in te è stato confitto, e che dona la pace alle anime nostre". Diversi testi fanno una lettura cristologica dei tanti passi dell'Antico Testamento che la tradizione patristica e liturgica ha letto e interpretato come prefigurazioni del mistero della Croce del Signore: "Ciò che Mosè prefigurò un tempo nella sua persona, mettendo così in rotta Amalek e abbattendolo, ciò che Davide cantore ordinò di venerare come sgabello dei tuoi piedi, la tua Croce preziosa, o Cristo Dio"; "tracciando una croce, Mosè, col bastone verticale, divise il Mar Rosso per Israele che lo passò a piedi asciutti, poi lo riunì su se stesso volgendolo contro i carri del faraone, disegnando, orizzontalmente, l'arma invincibile"; "nelle viscere del mostro marino, Giona stendendo le palme a forma di croce, chiaramente prefigurava la salvifica passione: perciò uscendo il terzo giorno, rappresentò la risurrezione del Cristo Dio crocifisso nella carne che con la sua risurrezione il terzo giorno ha illuminato il mondo". Alla fine del mattutino si svolge il rito dell'esaltazione e della venerazione della santa Croce. Il sacerdote prende dall'altare il vassoio che contiene la Croce preziosa collocata in mezzo a foglie di basilico - l'erba profumata che, secondo la tradizione, era l'unica a crescere sul Calvario e che attorniava la Croce quando fu ritrovata - e in processione lo porta tenendo il vassoio sulla sua testa fino alla porta centrale dell'iconostasi e in mezzo alla chiesa. Lì depone il vassoio su un tavolino, fa tre prostrazioni fino a terra e, prendendo in mano la Croce con le foglie di basilico, guardando a oriente, la innalza sopra il proprio capo, poi l'abbassa fino a terra e infine traccia il segno di croce, mentre i fedeli cantano per cento volte "Kyrie eleison". Ripetendo questa grande benedizione verso i quattro punti cardinali e di nuovo verso oriente, il sacerdote invoca la misericordia e la benedizione del Signore sulla Chiesa e sul mondo intero. Al termine, il sacerdote innalza la Croce e con essa benedice il popolo che poi passa a venerarla e riceve delle foglie di basilico, per ricordare il buon profumo del Cristo risorto che tutti i cristiani sono chiamati a testimoniare nel mondo.


Manuel Nin




LA FESTA DELL'ESALTAZIONE DELLA S. CROCE SULLA TAVOLA ARBËRSHE

di Salvatore Vasotti


Nelle nostre tavole che ancora rispettano la tradizione oggi i piatti saranno colmi di "stranguj" i tipici gnocchetti di minute dimensioni che sono conditi rigorosamente con salsa di pomodoro fresca e foglie di basilico che venivano distribuite durante la funzione religiosa.

Questi gnocchetti vengono preparati il giorno prima e la loro preparazione coinvolgeva tutta la famiglia ed il vicinato che concorreva alla produzione anche per un surplus che veniva distribuito anche a chi non poteva permetterseli.

Gli ingredienti e la preparazione sono semplicissimi. Serve solo farina ed acqua per l'impasto. La farina viene messa a fontana su una spianatoia e poi si inizia a creare un buco al centro che viene allargato. Vi si versa dentro l'acqua salata e si inizia ad impastare. L'impasto deve essere lungo ed energico. Una volta terminato si crea una palla e si copre con un cannovaccio per impedire che si asciughi. Dalla palla di impasto si stacca una piccola porzione che si lavora con le mani per fare si che si allunghi creando un rotolino dello spessore di circa un centimetro. A questo punto con un coltello si tagliano piccoli cilindretti ed una mano sapiente utilizzando il pollice che spinge sulla pasta con un movimento che termina poi verso l'alto realizza questi gnocchetti. Solitamente iniziava la nonna e poi venivano coinvolti tutti e soprattutto i bambini.




Terminata la produzione si lasciano asciugare per cucinarli il giorno della Santa Croce in acqua bollente e salata per meno di due minuti.

Gli gnocchi vengono impiattati e conditi con la salsa fresca di pomodoro, che viene preparata in questo periodo e le foglie di basilico che i fedeli ricevono oggi in chiesa.

Una ricetta della tradizione che è molto semplice e che tutti noi dovremmo mantenere viva.

Per ricordare la indimenticabile Suor Caterina Musacchia ho deciso di pubblicare queste foto inedite che le scattai anni fa proprio mentre preparava gli "stranguj".


Salvatore Vasotti

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